Gian Alfonso Turturro, in arte GIPI, e una delle voci piu singolari del fumetto europeo contemporaneo. Dal suo studio in Toscana, circondato da tavole abbozzate e pile di libri, ci racconta come nasce una storia quando le parole e i disegni si fondono in un unico respiro narrativo.
La Genesi di una Storia
Quando si siede al tavolo da disegno, GIPI non ha ancora un’idea precisa. “Comincio sempre con qualcosa di vago,” dice, “un’immagine, una frase sentita per strada, il modo in cui cade la luce in un pomeriggio di novembre. Il racconto viene dopo.”
Questa apertura all’imprevisto e una delle caratteristiche che rendono il suo lavoro cosi difficile da classificare. Non e puro autobiografismo, non e finzione pura. E qualcosa che sta nel mezzo, in quello spazio di meta-verita che il fumetto abita meglio di qualsiasi altro medium.
Il Paesaggio come Protagonista
La Toscana di GIPI non e quella da cartolina. Sono le periferie sfilacciate, i distributori di benzina abbandonati, le strade provinciali che portano da nessuna parte. “Il paesaggio racconta sempre quello che i personaggi non riescono a dire,” spiega. “Una campagna spoglia in novembre dice piu di cento battute di dialogo.”
Questa attenzione al contesto visivo si traduce in tavole dove lo sfondo non e mai decorativo. E sempre narrativo, sempre portatore di significato emotivo.
“Il fumetto e il medium piu onesto che esiste. Non puoi nasconderti dietro la recitazione o la colonna sonora. Sei tu e la pagina bianca.” - GIPI
L’Eredita di Pazienza
Come tutti i fumettisti italiani della sua generazione, GIPI non puo fare a meno di confrontarsi con l’ombra gigantesca di Andrea Pazienza. “Pazienza ci ha liberati,” dice semplicemente. “Ha dimostrato che il fumetto poteva essere letteratura, che poteva essere brutto e sporco e vero. Dopo di lui, niente e stato uguale.”
Il dialogo con i maestri del passato e visibile in ogni pagina del suo lavoro, ma non come omaggio reverenziale. E piu simile a una conversazione tra pari, attraverso il tempo.